Perché credo che i miei figli abbiano "sempre" ragione (Il diario di Anita - Anita Merigo)

Perchè credo che i miei figli

abbiano "sempre" ragione

Il diario di Anita - Anita Merigo

 
"Appena nasce lo mettiamo subito a dormire nel suo lettino, nella sua cameretta, così si abitua"
"Anche se piange sta giù altrimenti prende il vizio e poi vuole sempre stare in braccio"
Anche io, sebbene oggi, a distanza di anni, non mi sembri affatto vero, ho detto più volte queste frasi..
Le ho dette e le pensavo veramente.. Ma nel momento in cui quelle due lineette rosa mi hanno annunciato che sarei diventata mamma, tutte le mie certezze hanno iniziato a vacillare.. E sono definitivamente crollate la prima volta che ho preso tra le mie braccia la creatura che IO avevo messo al mondo. In quel momento io e solo io ero il suo tutto. Il suo cibo, il suo conforto, il suo mondo.
E allora ho realizzato. Ho realizzato che non avrei mai potuto lasciarlo solo. Non avrei mai potuto lasciarlo piangere senza prenderlo in braccio e stringerlo a me.
Dopotutto, se ci pensiamo bene, i nostri figli hanno vissuto 9 lunghi mesi a stretto contatto con noi. Il rumore del nostro respiro li ha cullati sin dall'inizio della loro vita, tutti i giorni, tutto il giorno senza mai una pausa.
Il battito del nostro cuore ha scandito il ritmo delle loro giornate e il suono della nostra voce è stato musica per le loro orecchie.. E improvvisamente tutto il loro mondo cambia, vengono catapultati in una realtà che non conoscono, i suoni sono più forti, non c'è nulla ad avvolgere i loro fragili corpi, fuori fa caldo, o fa freddo, fuori si ha fame..
Come potevo pretendere che mio figlio non nutrisse il desiderio di dormire con me, tra le mie braccia? Accoccolato sul mio petto ad ascoltare il ritmo del mio respiro?
Dopotutto, anche io non amo dormire sola.. Mio marito non mi ha mai cacciata dal letto per evitare che prendessi "il vizio".
E quando piangeva? Beh, quando piangeva mi è sempre sembrata la reazione più naturale e istintiva prenderlo in braccio e tranquillizzarlo. Fargli capire che la mamma c'è ed è lì per lui..
Ho concesso a mio figlio di dormire su di me, abbracciato a me, vicino a me e vicino al suo papà nel nostro grande letto, godendomi a pieno ogni istante nella consapevolezza che nessuno mi avrebbe ridato indietro questi momenti. I bambini sono bambini una volta sola.
Poi un giorno ho deciso di provare a portarlo nella sua cameretta, nella quale dorme ormai da più di un anno senza quasi più alcun risveglio notturno, salvo casi rari. Credo che la consapevolezza che ogni volta che ci chiama noi accorriamo e la consapevolezza che il nostro letto ha sempre un posto anche per lui, l'abbia aiutato a trovare la sua serenità (e il sonno).
Quindi no. Non credo nei vizi. Credo nelle necessità, nell'istinto, nei bisogni a cui un genitore deve prontamente rispondere. Nostro figlio non ha chiesto di venire al mondo, ci si è trovato. E ha bisogno di capirlo, scoprirlo, inventarlo. Ma mai da solo. La nostra mano deve essere lì, pronta a guidarlo.
E così, come credo abbiano ragione da neonati, ritengo abbiano ragione anche quando crescono. Quando vogliono giocare, quando non vogliono mangiare o quando vogliono stare in braccio.
Non dico che non serva la nostra guida, l'educazione è estremamente importante. Ma ritengo che il rapporto debba basarsi essenzialmente sulla comprensione, sul'amore e sulla fiducia.
Ogni comportamento, ogni capriccio, ogni dispetto ha una ragione di esistere. Il nostro compito è trovare quella ragione e porvi rimedio.
No, per carità, io non sono perfetta. Perdo anche io le staffe, come tutte le mamme. Mi arrabbio e alzo la voce. Poi però mi fermo, rifletto e mi scuso.
I bambini, è vero, sono in grado di farti saltare i nervi in un istante. Ma il problema magari siamo noi.. Non loro.
Loro vivono una vita che non si sono scelti, con dei genitori che non si sono scelti e in un posto che non si sono scelti. Probabilmente, potendo scegliere, sarebbero rimasti al calduccio nel ventre materno, cullati.
E allora io continuerò a cullarli, finché potrò. Perché "i bambini crescono, e noi con loro. L'infanzia è fugace. Non lasciamo che l'ossessione di correggerla vi impedisca di trarne piacere" (C. Gonzales).

 

Anita Merigo - Il diario di Anita

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Intervista a Pamela di Silvana Santo (una mamma green)

Gioielli con latte materno

intervista alla mamma che li crea

Una mamma green - Silvana Santo

Per qualcuno è un’idea morbosa e vagamente fetish, per altri un ricordo dolcissimo e prezioso. Di certo si tratta di una trovata originale e destinata a far discutere. Pamela Cosentino è una mamma di Trento che, per prima in Italia, ha iniziato a disegnare e realizzare (e vendere) accessori e gioielli con latte materno. Meravigliando probabilmente anche lei stessa, la sua attività, che ha battezzato Ricordi sotto chiave, è diventata un piccolo business nel giro di pochi mesi. Le mamme le inviano da tutta Italia un po’ del loro latte, che lei tratta e “fissa” utilizzando tecniche particolari che prevedono l’uso di una resina trasparente. L’oro di mamma si trasforma in questo modo in pendenti, anelli, orecchini, charms e molti altri tipi di monili, tutti rigorosamente personalizzabili. L’effetto finale somiglia un po’ a quello della madreperla, ma le sfumature di colore e la trasparenza variano molto da persona a persona, in base alle caratteristiche uniche del latte di ogni madre. Attualmente, Pamela ha oltre millecinquecento mamme in coda per avere una delle sue creazioni personalizzate, e il suo lavoro si avvale anche di alcune collaboratrici, a loro volta mamme e clienti entusiaste di Ricordi sotto chiave.

Dopo essermi imbattuta nel suo sito e nelle sue creazioni, ho deciso di farle qualche domanda per capire meglio cosa c’è dietro la realizzazione dei suoi gioielli con latte materno, e quali sono state le reazioni della rete di fronte alla sua iniziativa così particolare.

gioielli latte materno capelli

Realizzare gioielli con latte materno: da dove hai ricavato l’idea?
Navigando in internet ho trovato una mamma oltre oceano che creava gioielli con latte materno. Così mi sono interessata e ho iniziato a studiare i vari procedimenti per la loro realizzazione. Ho fatto mille prove, fino a quando, dopo un paio di mesi di tentativi, ho trovato la tecnica che mi soddisfa, il giusto rapporto tra componenti in grado di mantenere inalterato il colore e bloccare il processo di deterioramento, inglobando in modo perfetto il latte all’interno del gioiello.

Quanto tempo richiede la realizzazione di un singolo gioiello? Come hai imparato?
Ogni singolo gioiello richiede due o tre ore di lavorazione vera e propria e dalle 24 alle 48 ore in tutto a partire dall’inizio del procedimento fino al suo completamento. Ho imparato facendo tantissime prove e studiando attentamente ogni singolo prodotto, le reazioni dei vari componenti e i tempi di lavorazione. Tanti fallimenti hanno portato ad una tecnica finale affinata e soddisfacente

gioiellilatte5Non sei preoccupata per i rischi sanitari della tua attività? Che tipo di precauzioni usi?
Per i rischi sanitari ho adottato tutte le cautele e gli accorgimenti necessari. Sono in possesso di certificazioni sanitarie in quanto anche titolare di bar e ristoranti, per cui conosco bene le norme igienico-sanitarie da rispettare sui luoghi di lavoro. In particolare, uso sempre dei dispositivi individuali di sicurezza, come guanti, mascherine e grembiuli, e le mie lavorazioni vengono fatte tutte con bicchieri e palette usa e getta. Inoltre, i miei stampi contengono solo materiali atossici e derivati da alghe, il che riduce ulteriormente i rischi per la mia salute.

Stando ai commenti in rete, per qualcuno farsi fare un gioiello di latte materno (ma anche capelli e cordone ombelicale) è una scelta un po’ morbosa. Cosa rispondi alle critiche?
È giusto che ognuno abbia la sua opinione. Io inglobo ricordi per chi questo momento – l’allattamento – ha o ha avuto un valore inestimabile come lo ha per me. È una esperienza che nessuno può capire se non la vive in prima persona, il trovarci da soli io e mio figlio, le coccole, le carezze senza interferenza di terzi. È un momento magico nostro, che mi piaceva immortalare attraverso oggetti che fossero anche belli e unici.

Come giudicano la tua attività le mamme che non hanno allattato al seno i propri figli?
Non credo che possano capire, ma io adoro spiegare sempre e comunque i miei perché.

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Qual è il complimento più bello che hai ricevuto da una mamma per cui hai creato uno dei tuoi gioielli con latte materno?
Non ce n’è uno in particolare. Io leggo sempre i feedback sul mio gruppo Facebooke sul sito di Ricordi sotto Chiave, oltre alle tante lettere che mi arrivano e mi sento una persona fortunata e onorata di poter conoscere tante persone meravigliose e tante storie diverse. Non ricordo un commento o un ringraziamento speciale, quanto la soddisfazione di essere scelta dalle madri per occuparmi di momenti indimenticabili delle loro vite. Ad oggi penso di aver già superato le 250 mamme che si sono affidate al mio lavoro, e questo per me vale più di tutti i complimenti del mondo.

Silvana Santo - Una mamma green


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